Una sfida ai limiti del possibile che lega a doppio filo la forza dell'uomo, dei motori e della natura: la Dakar, tra le dune ed i percorsi angusti di Argentina e Cile, si conferma anche nel 2011 il Rally Raid mondiale per definizione e, per quanto sia incredibile crederlo, riesce ad essere sempre più difficile, sfiorando l'impossibile.
Ad affrontarla, alla partenza ufficiale nella città di Buenos Aires il primo giorno dell'anno, RalliArt Off Road Team Italy, pluridecorata squadra ufficiale Mitsubishi Italia nel settore del fuoristrada, ha schierato il potente Camion Iveco Eurocargo 140 E 24 T4, guidato dal Team Manager RalliArt Off Road Team Italy Renato Rickler Del Mare che, per diversi giorni in mezzo a percorsi sempre più impervi, ha condiviso la cabina guida con Tito Totani, pilota professionista, e Franco Giuntoli, esperto meccanico.
INTERVISTA AL TEAM MANAGER RALLIART OFF ROAD TEAM ITALY RENATO RICKLER
1. Cosa l'ha spinta a partecipare alla 33esima edizione della Dakar e quali erano le sue aspettative iniziali?
RalliArt Off Road Team Italy ha partecipato quest'anno alla Dakar ricomponendo la squadra che nel 2009 giunse con successo al traguardo finale della storica competizione. In cabina guida del camion Iveco Eurocargo 140 E 24 T4 hanno vissuto con me questa avventura Tito Totani, pilota proveniente da L'Aquila, con un vasto curriculum nella categoria Rally Tout Terrain in campionati italiani e internazionali, e Franco Giuntoli, di Pescia in provincia di Pistoia, meccanico professionista proveniente dal mondo rally e attivo nel fuoristrada da molti anni. Il nostro obiettivo non era prettamente competitivo, ma maggiormente focalizzato sul consolidamento delle relazioni, sul rafforzamento delle conoscenze del percorso e sul potenziamento delle comunicazioni RalliArt all'interno del mondo Dakar e Tout Terrain, il tutto in previsione della partecipazione del Team alla Dakar 2012, dove la squadra si presenterà numerosa e con grandi novità.
2. Come sono andate le prime tappe che RalliArt Off Road Team Italy ha percorso?
Alla partenza i camion erano 68 e già nella prima tappa, da Buenos Aires a Cordoba, abbiamo conquistato il 31° posto. Siamo partiti il primo giorno dell'anno dal podio da Avenida 9 de julio in centro a Buenos Aires per il trasferimento di 377 km che ci ha portato fino a Victoria. Il giorno successivo ci sono stati ancora 566 km per raggiungere la linea di partenza della prima prova speciale che si è svolta su un percorso montuoso. Nella seconda tappa, da Cordoba a San Miguel de Tucuman, il terreno si è fatto boscoso con diverse difficoltà nella speciale di 324 km. Un guasto tecnico alla pompa del gasolio ci ha fatto rallentare e abbiamo perso più di un'ora, ma comunque rimaneva un tempo recuperabile. Nella terza tappa, i camion avevano un percorso diviso da quello delle altre categorie. Anche in questo caso abbiamo avuto un rallentamento causato da un problema all'alternatore, ma abbiamo comunque finito la tappa senza troppe preoccupazioni. La quarta tappa, da San Salvador de Jujuy a Calama è andata molto bene. Abbiamo lasciato l'Argentina per entrare nel difficile terreno cileno, risalendo la classifica fino al 29° posto.
3. Cosa è successo nella tappa 5?
Il 6 gennaio, da Calama, la caravona della Dakar si è spostata verso Iquique affrontando la 5° tappa, una tra le più insidiose, comprendendo diversi tipi di tracciato, da sentieri rocciosi e particolarmente fragili fino alle enormi dune desertiche che portano fino al mare del Cile. Abbiamo iniziato la tappa molto bene e siamo arrivati senza intoppi a meno di 10 km dal traguardo. Arrivati però a dovercela vedere con una duna molto insidiosa, un piccolo ribaltamento laterale ha provocato la rottura del parabrezza, non tanto nel ribaltamento, quanto nel raddrizzamento del camion che abbiamo dovuto far rollare per 360 gradi. Nonostante questo imprevisto, abbiamo comunque concluso la speciale conquistando il 17° posto assoluto. I commissari tecnici di fine tappa però hanno deciso di mettere fuori gara il camion a causa del vetro rotto. L'assistenza non è quindi intervenuta sul mezzo ma, alla partenza della tappa 6 i commissari tecnici avrebbero anche rivisto la decisione riammettendo il nostro equipaggio al via. Troppo tardi, il camion necessitava di qualche ora per la sistemazione del cassone per poter affrontare la tappa più dura della gara. A questo punto non si è potuto far altro che alzare bandiera bianca in segno di resa alla gara più dura del mondo che, come in tutte le edizioni, non ha concesso sconti.
4. Pensa che questa edizione della Dakar sia stata particolarmente impegnativa per i partecipanti?
Sì. Questa è stata la mia 7° esperienza alla Dakar e mi è sembrata la più dura. Il resoconto finale degli abbandoni in tutte le categorie è segno di una difficoltà tangibile che solo gli impressionanti percorsi della Dakar possono avere. Dei 68 camion iscritti nella lista dei partecipanti, solamente 41 figurano nella classifica finale, ma molti di essi non hanno fatto il percorso in quanto, essendo iscritti come camion assistenza T4/3 potevano tagliare le difficoltà prendendo una penalità forfettaria. I terreni da affrontare sono molto diversi, nello spazio di un centinaio di chilometri la vegetazione si trasforma completamente e di conseguenza anche la guida. Bisogna adattarsi continuamente, utilizzare una tecnica sempre più precisa per affrontare i tracciati: roccia, montagna, foresta, deserto. Ogni mattina parti sapendo che non ti fermerai fino a sera quando, stremato, cerchi qualche ora di riposo sapendo che dopo poco dovrai ripartire. Abbiamo percorso più di 3.000 chilometri divisi in 6 giorni e 5 tappe, poi la rottura del parabrezza ci ha fermato.
5. Qual è l'esperienza aggiunta che ha ricavato dalla partecipazione alla Dakar 2011?
Oltre al rafforzamento della conoscenza dei tracciati, questa esperienza mi ha fatto capire che la Dakar è una gara troppo lunga e faticosa da poter affrontare contemporaneamente come pilota e come manager della gestione sportiva. Il mio ritiro è la conseguenza di questo, in quanto la sera, dopo 15 ore di guida, non avevo la lucidità per parlare immediatamente con i tecnici e convincerli a farci ripartire la mattina successiva, avendo così il tempo di riparare il camion. Questa esperienza sarà sicuramente molto importante per le prossime edizioni.
6. Il prossimo anno la vedremo ancora nelle lande del SudAmerica ?
Per l'edizione 2012 della Dakar, RalliArt Off Road Team Italy sarà sicuramente presente e già da adesso posso dire che ci saranno importanti novità. Una di queste spero possa essere la partecipazione di un pilota diversamente abile. La Onlus Uno di Noi ha infatti già attivato il progetto "Uno di Noi" con l'obiettivo di trasmettere un concreto segnale di speranza e forza a tutti coloro che sono portatori di handicap. Le iniziative all'interno del progetto si basano sulla diffusione delle attività sportive connesse alla pratica dell'automobilismo, intesa come mezzo di istruzione e formazione psico-fisica e morale delle persone diversamente abili, attraverso l'insegnamento di nuove tecniche di guida con comandi speciali, tecniche di discesa e salita sugli autoveicoli, corsi di guida sicura, sportiva o offroad per disabili ed anche la partecipazione a gare e manifestazioni sportive nazionali ed internazionali. Una di queste riguarda la partecipazione di Gianluca Tassi, pilota diversamente abile dal 2003, alla prossima edizione Dakar con un Mitsubishi Pajero T2/D, preparato da Ralliart Off Road Team Italy e fornito da Mitsubishi Motors, supportato dalle moderne tecnologie con comandi speciali messe a disposizione da Guidosimplex. Questa iniziativa, che ha un fortissimo spessore sociale, è anche molto onerosa e necessita del supporto di tutti. Per questo è stata creata una forma di sostegno economico in cui privati ed aziende possono contribuire.
7. Progetto interessante ed importante. Come si può aiutare la Onlus Uno di Noi a portare avanti questa iniziativa?
Attraverso il sito internet www.unodinoi.org è già possibile informarsi sul progetto e decidere di farne parte. Il piano di finanziamento è assolutamente trasparente in quanto chiunque può monitorare le entrate e le spese, visualizzando l'elenco completo di tutti i nomi dei sostenitori che via via parteciperanno.
Se l'iniziativa raggiungerà l'obiettivo di coprire i costi previsti, il disabile Gianluca Tassi potrà partecipare all'edizione 2012 della Dakar, con l'obiettivo di far capire a tutti i diversamente abili che possono farcela partendo non dai limiti che le loro patologie gli impongono, ma dalle capacità che ognuno può mettere in campo e dalle nuove abilità che si possono imparare dal confronto reciproco. Il motto del progetto è infatti "La volontà non ha limiti".
Tutti possono contribuire alla realizzazione di questo grande obiettivo. Ogni azienda di qualsiasi settore può diventare Partner del progetto ed anche i privati, seguendo la semplice procedura sul sito internet, possono diventare sostenitori con una piccola donazione e vedere il proprio nome nella Pagina Sostegno del Privato, oltre alla possibilità di partecipare al sorteggio per essere presenti in Argentina nel gennaio 2012 per la partenza del Raid.
La missione della Onlus "Uno di Noi" è dimostrare che qualsiasi sport è possibile. Questo significa non solo sviluppare innovazione culturale, ma anche tradurla concretamente in sperimentazione tecnica, metodologica ed organizzativa. Quale competizione potrebbe dare uno stimolo maggiore dell'estrema e straordinaria Dakar?